Dei bambini dai poteri particolari vengono rapiti da una oscura organizzazione senza nome, che vuole usarli “per il bene del paese”.

Con “L’istituto”, lo scrittore Stephen King torna a un’opera che ricorda la sua produzione più osannata e apprezzata, una storia dall’ampio respiro (560 pagine circa) su un gruppo di bambini in difficoltà. Il genere è tra il thriller e l’horror, ma lo stile e i colpi di scena mi hanno fatto propendere per la prima scelta.
Un bambino viene rapito, e i suoi genitori uccisi. È Luke Ellis, un vero prodigio, che a 12 anni passa con tranquillità i test di due università e ha una intelligenza a dir poco eccezionale. Purtroppo per lui, ha un indice BDNF che porta un’organizzazione dagli scopi oscuri a rapirlo e lasciarsi dietro due morti. L’indice BDNF, se è alto, rileva poteri telecinetici o telepatici, e l’organizzazione lo tiene sequestrato nella struttura conosciuta come Istituto per sfruttarne i poteri. Il fine sembra nobile, la salvezza del mondo, ma i bambini rapiti vengono portati alla morte per raggiungere lo scopo.
Nell’Istituto conosce altri ragazzini con cui fa amicizia, come Nick, Kalisha, Helen, George e soprattutto Avery, il più piccolo di tutti ma la punta di diamante quanto a poteri paranormali. Decide di fuggire e salvare i suoi amici, ma nessuno ci è mai riuscito, e ha poco tempo prima che le sue forze fisiche e mentali vengano meno.
Tra i romanzi del suo ciclo più recente, si piazza tranquillamente nei migliori cinque, non solo per i numerosi rimandi ad altre storie degli esordi, come “L’Incendiaria” (dove c’è un’organizzazione che vuole una bambina dai poteri mentali smisurati) e “It” (il gruppo di bambini in pericolo vi suggerisce nulla?), ma perché sa esattamente cosa e dove scrivere. Il primo capitolo, su Tim Jamieson, che tornerà dopo più di 300 pagine, cattura l’attenzione del lettore proprio in virtù della domanda: quando torna?
Bello il finale, ben delineato per quanto riguarda i ragazzi, ma non per tutti i “cattivi”. Che Stephen King abbia in mente un secondo capitolo? Andrebbe benissimo chiuderla qui, ma data la qualità de “L’istituto”, non sarebbe una cattiva notizia.
A mio avviso, il Re si è sbizzarrito per quanto riguarda le citazioni. I poster dell’Istituto mi hanno ricordato quelli presenti nel racconto “Il poliziotto della biblioteca” (che per inciso tratta di abusi su minori, quindi torna anche quello), contenuto in “Quattro dopo mezzanotte”, mentre il titolo del secondo capitolo, “Un ragazzo sveglio”, è lo stesso di un racconto di “Stagioni diverse”. Cita poi Jerusalem’s Lot, cittadina al centro di “Le notti di Salem”, e su due personaggi, le gemelle Gerda e Greta Wilcox, dice che “a Luke ricordarono le gemelle di un vecchio film horror”. Ovviamente si riferisce a “Shining”. Per descrivere Luke, poi, mi sembra che abbia attinto a piene mani da Abra, ragazzina che, in “Doctor Sleep”, deve sfuggire a un gruppo di persone che vogliono, appunto, rapirla. Insomma, un bel po’ di rimandi che solo chi lo segue da anni può cogliere, ma il gioco è anche questo.
Piccola nota che ho apprezzato, sul finale vengono nominate diverse sedi dell’organizzazione. Quella italiana viene messa, nel libro, a Pietrapertosa, paesino che ho visitato. Mi ha fatto sorridere perché, nel suo fascino, sembra il posto adatto in cui nascondere sedi segrete.

Titolo originale
The Institute
Autore
Stephen King
Anno pubblicazione
2019
Lingua originale
Inglese
Genere
Thriller
VN:F [1.9.5_1105]
Valutazione: 5.0/5 (5 voti)
L'istituto - Stephen King (Recensioni), 5.0 out of 5 based on 5 ratings

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