In alcune di queste storie, la terza in particolare, ci sono pagine definite dalla critica come le migliori mai scritte sull’adolescenza. Non è un caso quindi che ben tre delle quattro novelle contenute nell’opera siano poi diventate pellicole cinematografiche. Iniziamo da “L’eterna primavera della speranza – Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”, fonte di ispirazione, per il regista Frank Darabont nel 1994, del film “Le ali della libertà”, nel cui cast figurano Tim Robbins e Morgan Freeman; poi “L’estate della corruzione – Un ragazzo sveglio”, diventato nel 1998 “L’allievo” per mano del regista Bryan Singer (nel cast anche Joshua Jackson), reduce dall’Oscar per “I soliti sospetti”; infine “L’autunno dell’innocenza – Il corpo”, nel 1986 “Stand by me – Ricordo di un’estate” grazie al regista Rob Reiner. Solo la quarta storia, “Una storia d’inverno – Il metodo di respirazione”, è rimasta sulla carta.

Questo deve far riflettere su due aspetti: quanto Stephen King rivestisse un ruolo di spicco già allora, e quanto sia buono questo lavoro, non a caso premiato dalla critica e dalle trasposizioni cinematografiche. Ma, se nel parallelismo racconto-film della storia “primaverile”, poco o nulla è stato cambiato (parte del finale, per rendere quello del film più chiaro del racconto), la trasposizione “estiva” ha avuto pesanti aggiustamenti: la storia parla di un rapporto piuttosto particolare tra un ragazzo, Todd Bowden, e un ex gerarca nazista, Kurt Dussander.

Un rapporto riassumibile nel fatto che Kurt deve narrare tutte le vicende legate ai campi di sterminio al ragazzo. Se nel racconto sia il ragazzo che l’anziano uccidono barboni, persone “invisibili”, uniti da un legame psichico, nel film è solo l’ex nazista a farlo. Inoltre, se nel racconto il suicidio di Kurt è riportato nella pellicola, non lo è la fine di Todd, uscitone “pulito” nell’opera di Bryan Singer, ma non nel racconto nel quale, probabilmente (la fine è nebulosa), si suicida anch’egli. Cambi forse non apprezzati dagli amanti di King, ma funzionali a un tipo di storia meno nero e truce, anche se il titolo, “L’allievo”, dovrebbe far pensare forse al contrario.

Infine, una sola piccola, ma significativa, variazione tra libro e film “autunnale”: infatti, se la storia era appunto ispirata all’autunno, il film è, come recita nel titolo, il “ricordo di un’estate”. A questo punto, per fare l’ein plein, manca il racconto invernale, che però non si presta bene a una trasposizione come i primi tre. Forse questo il limite, ma un limite che chi legge non avverte, anzi forse è il più godibile dei quattro in quanto riesce a tenere il lettore incollato alle pagine.

Titolo originale
Different seasons
Autore
Stephen King
Anno pubblicazione
1982
Lingua originale
Inglese
Genere
Raccolta di racconti
VN:F [1.9.5_1105]
Valutazione: 4.5/5 (10 voti)
Recensione: Stagioni diverse - Stephen King, 4.5 out of 5 based on 10 ratings

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