Ottimo thriller di Stephen King e ottimo anche il film tratto dalla storia.

Quattordici anni dopo “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”, racconto contenuto nella raccolta “Stagioni diverse”, Stephen King ci riprova con il filone carcerario con questo romanzo. Il risultato è forse ancor maggiore, per l’esperienza accumulata o semplicemente perché la storia è più forte e complessa.

John Coffey, gigantesco uomo di colore, è stato condannato a morte per aver ucciso due gemelle, o meglio è stato trovato con i due corpicini fra le braccia.

Nessuno è andato a fondo per trovare prove sulla sua colpevolezza, forse data anche l’enorme mole, il colore della pelle e la scarsa intelligenza, ma i dubbi vengono a Paul Edgecombe, capo delle guardie carcerarie del braccio della morte.

Moltissimi personaggi entrano nella storia, dallo schivo piromane Delacroix, alla perfida guardia Percy, a Wharton, anche lui condannato a morte, e molti altri. La storia ne risulta arricchita e piena di colpi di scena, anche per un motivo che spiegherò tra qualche riga. La svolta della storia si ha quando Coffey guarisce Edgecombe da un’infezione alle vie urinarie, e quest’ultimo, già scettico sulla versione ufficiale degli omicidi, apre gli occhi: Coffey stava tentando di guarire le bambine, ed è arrivato troppo tardi. Quindi l’assassino è ancora a piede libero, e chi è? Inoltre, cosa fare ora, dato che verrà giustiziato un innocente, un “miracolo di Dio”?

Davvero appassionante dalla prima all’ultima pagina, anche per le peculiarità della prima edizione, che all’epoca collezionai man mano che usciva: venne pubblicato a metà 1996 in sei minilibri, che quindi dovevano catturare il lettore almeno a inizio e fine minilibro, per un totale di dodici colpi di scena che successivamente, quando uscì la versione integrale in un sol tomo, diedero il loro contributo per non fare mai calare l’attenzione del lettore.

A dire il vero, allo stesso Stephen King la seconda versione non piace, o meglio secondo lui (non dimentichiamo che scrive così bene anche perché è un perfezionista quasi maniacale) andrebbe rivista perché le sei parti sono troppo scisse l’una dall’altra.

Piccola ma interessantissima particolarità riguarda il film: come detto, nel 1982, in “Stagioni diverse”, il primo racconto era ambientato in un carcere, anche se non un braccio della morte. Da “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank” il regista Frank Darabont trasse il film “Le ali della libertà” con Morgan Freeman e Tim Robbins, uno di quelli di maggior successo tra quelli basati sulle storie di King. È ancora lo stesso Darabont a fare un film, nel 1999, tre anni dopo il libro, de “Il miglio verde”, altro film di successo, con Tom Hanks nella parte della guardia Edgecombe e il defunto Michael Clarke Duncan nella parte di John Coffey. Non c’è due senza tre, e infatti una decina di anni più tardi il regista tornerà sul luogo del misfatto, realizzando un terzo film, “The mist”, a partire da una storia del Re del Brivido.

Titolo originale
The green mile
Autore
Stephen King
Anno pubblicazione
1996
Lingua originale
Inglese
Genere
Thriller
VN:F [1.9.5_1105]
Valutazione: 4.9/5 (8 voti)
Il miglio verde - Stephen King (Recensioni), 4.9 out of 5 based on 8 ratings

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