Durante la giornata conclusiva della quattordicesima edizione del Festival del Cinema Europeo, svoltasi a Lecce a metà aprile, è stato presentato un docufilm sull’omosessualità, “L’uomo doppio”, che vedeva come produttore Riccardo Scamarcio, per la prima volta in queste vesti dopo le numerose e convincenti prove di attore. Non solo “Tre metri sopra il cielo” del 2004, film tratto da un libro di Federico Moccia, che gli ha dato una gigantesca notorietà, ma anche “Romanzo Criminale”, per la regia di Michele Placido (regista con cui ha lavorato anche per “Il grande sogno”) e molto altro. Giusto per fare due esempi, ha lavorato anche con Ferzan Ozpetek e Woody Allen (“To Rome with Love”, 2012), conquistando la fiducia di entrambi i maestri.

Una piccola curiosità legata agli esordi: è stato allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, una scuola che ha avuto come direttore Mario Verdone e che adesso nel consiglio d’amministrazione vede anche Carlo Verdone, anche lui ospite della rassegna cinematografica europea.

L’ho incontrato mentre entrava nel cinema dove sarebbe stato proiettato “L’uomo doppio”, anche se andava di fretta per perfezionare le ultime cose in vista della proiezione, e il classico stuolo di fan, quasi tutte ragazzine, lo aveva frenato non poco all’entrata del cinema.

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