Particolarissimo racconto giallo ambientato nel cuore nero dell’Africa.

Un’indagine su un omicidio si affronta dappertutto nello stesso modo? Come il commissario Habib e l’ispettore Sosso scoprono, niente affatto. I due, personaggi seriali dei romanzi di Moussa Konaté, questa volta devono affrontare due misteriose morti avvenute nel Mali, stato africano dalla cultura secolare e dalle tradizioni ben radicate.

Forse troppo radicate, come il commissario e l’ispettore hanno modo di scoprire: nel villaggio di Pigui, abitato dai Dogon, vengono ritrovati due ragazzi morti, legati da amicizia, con uno dei due reduce da un duello sulla falesia per aver “disonorato” l’amico andando a letto con la sua ragazza. Almeno così sembra, fino a quando i due iniziano a fare le domande giuste alle persone giuste, tra cui l’hogon del villaggio e “il gatto”, figura avvolta dal mistero e caratterizzata da una forza e un’agilità fuori dal comune.

Così, mentre il sindaco teme per la sua vita, le indagini portano a scoprire un affare multimilionario i cui effetti potrebbero annichilire la comunità Dogon, almeno la parte maggiormente legata alle tradizioni e ai luoghi sacri.

Ma cos’altro c’è sotto? Man mano che vanno avanti, i due inviati per le indagini affrontano difficoltà sempre più grandi, immersi in una popolazione che si muove tra i riti scaramantici e magia. Particolarmente efficace il passaggio del dama, i funerali di un anziano che aveva un grosso peso nella comunità. Le maschere e la danza fotografano in pieno il Mali e in generale in continente africano, affascinante anche per le tradizioni e il modo di vivere.

Come detto all’inizio, Habib e Konaté sono personaggi che, da “L’assassino di Banconi” (2002) in poi, tornano regolarmente nelle storie di Moussa Konaté, non a caso affiancato, nello stile, a Georges Simenon, con il parallelismo Habib-Maigret sottolineato anche da periodici come L’avvenire. Con un pizzico di ironia in meno, Habib e Sosso mi portano a pensare a un altro duo storico del genere giallo, ovvero Sherlock Holmes e Watson, creati dal genio di Arthur Conan Doyle, anche se qualsiasi paragone non renderebbe giustizia né ai due né alla prosa di Konaté, che da buon maliano dipinge con una delicatezza unica la sua terra senza nascondere né esaltare nulla, ma semplicemente aggiungendo alle pennellate l’amore che prova per il Mali.

Il romanzo, pubblicato per la prima volta nel 2006, è arrivato in Italia nel 2012 grazie a Del Vecchio Editore.

Titolo originale
L’Empreinte du renard
Autore
Moussa Konaté
Anno pubblicazione
2006
Lingua originale
Francese
Genere
Giallo
Editore
Del Vecchio
VN:F [1.9.5_1105]
Valutazione: 5.0/5 (8 voti)
L’impronta della volpe - Moussa Konaté (Recensioni), 5.0 out of 5 based on 8 ratings