Qualche tempo fa ho avuto modo di parlarvi dello scrittore, per giunta mio omonimo, Paolo Merenda. Al lavoro su una nuova opera da dare alle stampe, in questo periodo si sta dilettando a scrivere brevi racconti, raccolti nella breve antologia “Racconti Hardcore Punk”.

Ha scelto questo sito per pubblicare un racconto finora inedito, uno di quelli che si è divertito maggiormente a scrivere.

Come questa breve storia, tutta l’antologia ha un ritmo sincopato, quasi musicale, a partire da quanto suggerisce il titolo. Nelle intenzioni dell’autore andrebbe letta durante l’ascolto di un disco punk.

Scegliete come gustarla, intanto buona lettura.

Paolo

Gianni il metallaro – Paolo Merenda

Gianni il metallaro ultimamente ascolta solo death e black. Indossa giorno e notte un giubbino unto e consumato con su scritto “Satana Rules”. Compra solo dischi con copertine nere e scritte incomprensibili che parlano di sacrifici umani. Spende tutto il suo stipendio in quegli album, magari solo in un sabato pomeriggio. Non ricorda quand’è l’ultima volta che si è tagliato i capelli né da quanto tempo non tocca un bicchiere d’acqua. Ha una collezione immensa di poster di concerti e pass per i backstage. Ogni anno, come minimo, si spara il Gods of Metal, l’Hellfest e il With Full Force. E’ ricoperto di tatuaggi raffiguranti caproni e pentacoli rovesciati. La facciona di Kerry King su un bicipite è il lavoro di cui va più fiero. In compenso non ha amici ed è ancora vergine a trentacinque anni.

Bruce, metallaro nato dalla matita di Hermes Mangialardo

Gianni il metallaro però fa l’amico di tutti. Grida “Ce l’abbiamo duro” quando incontra una camicia verde, anche se il suo cognome è Esposito. Alza il pugno di fronte ad una barba incolta sinistroide e chiama camerata un naziskin che vuole pestarlo. Alle politiche ha votato Pannella. Ce l’ha coi froci, ma Rob Halford è il suo idolo d’infanzia. Non sopporta i negri, ma ha tutti i dischi degli Hirax. Oggi ha già ascoltato tre volte Infernal Hordes of the Ancient Times dei Sarcophagus e non sa più che cazzo fare. Questa mattina si è svegliato e dopo essersi guardato allo specchio ha pensato che il peggio era passato. Si è stufato anche di farsi le pippe, non c’è più gusto. L’ultima volta che ha portato una ragazza ad una festa, un albero colpito da un fulmine è cascato sul tetto della macchina fracassandogliela. Aveva appena preso la patente.

Gianni il metallaro ha deciso di fare un sacrificio umano. E’ un passo dovuto. Ci ha pensato per bene durante questi ultimi sei mesi. E’ orfano, senza donna né amici, per cui non ha niente da perdere. Il lavoro alla fabbrica di pneumatici gli ha rotto il cazzo. Deve dare una svolta alla sua vita. Esce di casa con le cuffie che sparano ad un volume esagerato Altar of Sacrifice. Dopo aver preso due autobus vede la fermata della metro dove per la prima volta aveva comprato Metal Hammer. Si sente pronto. La stazione della metropolitana è affollata, il treno sta arrivando. Ci sono decine di studenti, operai, casalinghe e pensionati. Alza le corna emulando Dio (Ronnie James, non quell’altro hippy) e si getta sui binari in tempo per essere investito.

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Gianni il metallaro - Racconto di Paolo Merenda (il mio omonimo alessandrino), 4.6 out of 5 based on 10 ratings

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