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	<title>&#187; Le interviste</title>
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		<title>Intervista esclusiva a Mario Orabona</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 06:51:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Orabona]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono degli artisti che mettono a disposizione della comunità il proprio estro, che traggono giovamento dal vedere che le loro opere sono esposte in pubblico e apprezzate da tutti, dai critici d’arte ai semplici passanti.
Mario Orabona è così, dipinge quadri (e fa sculture, e altro ancora) per amore. E quando una cosa è fatta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ci sono degli artisti che mettono a disposizione della comunità il proprio estro, che traggono giovamento dal vedere che le loro opere sono esposte in pubblico e apprezzate da tutti, dai critici d’arte ai semplici passanti.<span id="more-2707"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Mario Orabona è così, dipinge quadri (e fa sculture, e altro ancora) per amore. E quando una cosa è fatta con il cuore, non tardano ad arrivare segni d’apprezzamento. Nel suo caso, sotto forma di titoli e riconoscimenti per moltissime delle sue opere.</p>
<p style="text-align: center;">
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	</p>
<p style="text-align: justify;">Mario Orabona ha infatti avuto il suo primo diploma di onore nel 1967 con l’opera “L’Annunciazione”. Nella scultura, ha lavorato praticamente tutti i materiali, dal ferro al legno, passando per il gesso e il cemento. Gran parte delle sue opere sono visibili sul sito <a rel="nofollow" href="http://www.belleartimarioorabona.com/">www.belleartimarioorabona.com</a>.</p>

<a href='http://www.paolomerenda.it/intervista-esclusiva-a-mario-orabona/mario-orabona/' title='Mario Orabona'><img width="150" height="150" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2012/04/Mario-Orabona-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Mario Orabona" /></a>
<a href='http://www.paolomerenda.it/intervista-esclusiva-a-mario-orabona/mario-orabona-quadro/' title='Mario Orabona quadro'><img width="150" height="150" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2012/04/Mario-Orabona-quadro-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Mario Orabona quadro" /></a>

<p style="text-align: justify;">Molto disponibile, ci ha spiegato come nascono le sue opere e gli inizi della sua carriera.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong></span> Innanzitutto, come hai maturato la scelta di darti al mondo dell’arte?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>R:</strong></span> Già dalle elementari adoravo prendere un pennello e disegnare. È sempre stato qualcosa che si trovava dentro di me e che dovevo far uscire. Mio padre poi aveva un colorificio e, pur di disegnare, creavo i colori da me, impastando quelli in polvere. Non avevo ancora le basi, non conoscevo nemmeno il nome della tonalità che creavo, ma se mi sembrava giusto lo usavo. In quel periodo creavo spesso quadri di carattere religioso. Poi, quando avevo circa 14-15 anni, andai con mio fratello a Napoli per un lavoro di ristrutturazione di una scala. In verità ci andai sperando di conoscere qualcuno che mi avrebbe potuto aiutare nella mia carriera di pittore, e così fu: lo stabile era di Angelo Raffaele Jervolino [quattro volte ministro tra il 1948 e il 1966, e padre di Rosa Russo Jervolino, anche lei ministro e primo sindaco donna della città di Napoli]. Lui, vedendo le mie opere, rimase stupito e dimostrò molto interesse. Mi spinse a fare la scuola di scultura piuttosto che quella di pittura, in quanto diceva che nel campo della pittura non avevo più bisogno di una scuola. Ebbe ragione, dato che adesso faccio anche lo scultore.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong></span> Cosa ti spinge verso un tema piuttosto che un altro? Da cosa trai ispirazione?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>R:</strong></span> La mia più grossa fonte d’ispirazione è la natura, intesa in senso lato. Ciò che ci circonda è l’unica, e immensa, fonte di ispirazione. Vengo colpito da quello che la mia anima è disposta a recepire in quel momento. Quando ad esempio affronto i temi religiosi, mi immedesimo nella mia opera e riesco a dare al volto di Cristo o della Madonna quelle connotazioni spirituali che non riuscirei a esprimere se non credessi in ciò che faccio.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">D:</span></strong> Hai vinto molti premi e hai avuto molti riconoscimenti, ricordiamo il titolo di Professore Europeo d’arte e le molte opere premiate. A quale di questi premi sei più legato?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>R:</strong></span> Non sento differenza tra uno e l’altro, e nemmeno tra scultura e pittura. Metto esattamente la stessa passione in tutto ciò che creo, sono geloso di tutte le mie opere e orgoglioso di tutte. I riconoscimenti mi fanno piacere, ma non cambiano il senso di ciò che faccio.</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Intervista esclusiva a Carlo Dicillo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 06:38:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Dicillo]]></category>
		<category><![CDATA[I miei porci comodi]]></category>

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		<description><![CDATA[Carlo Dicillo è un artista poliedrico, che ha realizzato moltissime opere nella sua carriera con i materiali più disparati, dalla vetroresina al legno, utilizzando anche zucche e scarpe. In una delle sue mostre,  infatti, erano esposte delle scarpe, lavorate per renderle simili a volatili e altri animali. Ha molte mostre all’attivo, pervase da una sottile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Carlo Dicillo è un artista poliedrico, che ha realizzato moltissime opere nella sua carriera con i materiali più disparati, dalla vetroresina al legno, utilizzando anche zucche e scarpe. In una delle sue mostre,  infatti, erano esposte delle scarpe, lavorate per renderle simili a volatili e altri animali.<span id="more-2689"></span> Ha molte mostre all’attivo, pervase da una sottile ironia, e l’ultima, che si aprirà quest’oggi, non fa eccezione. Si chiama “I miei porci comodi”, e ogni quadro rende visivamente le espressioni lessicali che fanno riferimento ai maiali. Porco boia, porca puttana, porco diavolo e porco cane sono solo alcune delle opere che ha realizzato, e come potete vedere dal video in fondo alla pagina ha anche realizzato per i lettori del sito uno schizzo di porca puttana, di impatto meno immediato rispetto al quadro esposto alla galleria Capece di Maglie. Non mancano riferimenti, più o meno velati, al mondo politico italiano, a Berlusconi e ai politici in generale.</p>
<p style="text-align: center;">
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	</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua carriera però ha avuto anche altre soddisfazioni, come lavorare per le scenografie dei concerti di Caparezza, o per la tv nazionale, a Rete 4 e Rai 3. A Rai 3 si è occupato delle scenografie di “Alle falde del Kilimangiaro” con Licia Colò.</p>

<a href='http://www.paolomerenda.it/intervista-esclusiva-a-carlo-dicillo/carlo-dicillo/' title='Carlo Dicillo'><img width="150" height="150" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2012/05/Carlo-Dicillo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Carlo Dicillo" /></a>
<a href='http://www.paolomerenda.it/intervista-esclusiva-a-carlo-dicillo/i-miei-porci-comodi-locandina_800x533/' title='I miei porci comodi locandina_800x533'><img width="150" height="150" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2012/05/I-miei-porci-comodi-locandina_800x533-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="I miei porci comodi locandina_800x533" /></a>
<a href='http://www.paolomerenda.it/intervista-esclusiva-a-carlo-dicillo/carlo-dicillo-disegno/' title='Carlo Dicillo Disegno'><img width="150" height="150" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2012/05/Carlo-Dicillo-Disegno-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Carlo Dicillo Disegno" /></a>
<a href='http://www.paolomerenda.it/intervista-esclusiva-a-carlo-dicillo/carlo-dicillo-body-art-18-4-2012/' title='Carlo Dicillo Body Art 18 4 2012'><img width="150" height="150" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2012/05/Carlo-Dicillo-Body-Art-18-4-2012-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Carlo Dicillo Body Art 18 4 2012" /></a>

<p style="text-align: justify;">In quest’intervista parla della mostra che ha appena avuto inizio e di tutte le altre esperienze.</p>
<p style="text-align: justify;">
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong></span> Perché la mostra “I miei porci comodi”, e perché farla nel Salento adesso?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">R:</span></strong> È un itinerario che partirà da Maglie e toccherà vari posti. Sono originario di Bari ma leccese d’adozione, mi piace iniziare da questa città che mi ispira. Sul motivo che mi ha spinto a realizzare il maiale, è perché rappresenta tutto. In molti modi di dire viene nominato, come in porca miseria, porca vacca e altri. L’idea mi è venuta un giorno, pensavo a tutte queste terminologie che oggi giorno si usano. La vedo come una provocazione, nei confronti della società di oggi, ma anche nei confronti della politica e tutto quello che ci circonda. Un po’ ironizza la società di oggi, legata al consumismo, alla massa, quel che fanno gli artisti della pop art e gli artisti della transavanguardia.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong></span> Hai lavorato anche il legno, o anche, nelle “Memorie di un tempo” hai realizzato un mondo con le istallazioni più disparate. Come mai queste scelte così varie?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>R:</strong></span> Mi serve saper usare tutto: sono un artista poliedrico, lavoro tutto dalla vetroresina alla polvere di marmo alla sabbia, o anche catrame, ferro e gomma siliconica. Questi materiali mi tornano molto utili per le scenografie o per gli effetti speciali per il cinema.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong></span> Nella tua carriera hai lavorato con Caparezza, Licia Colò e molti altri. A quale di queste esperienze ti senti più legato?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">R:</span></strong> Mi piace molto ricordare alcune esperienze televisive nelle quali affrontavo il mondo del fumetto, ma quella che ricordo con più affetto è l’esperienza con “Alle falde del Kilimangiaro”: ho fatto delle istallazioni, qualche scenografia, ma la cosa che più l’ha resa indimenticabile e che ha colpito la stessa Licia Colò è stata la performance intitolata “Teste di zucca”. C’erano delle zucche cresciute, seccate e lavorate in modo che nella parte finale vi era la testa di un animale. Credo ancora adesso che sia una delle mie performance migliori.</p>
</blockquote>
<p><object width="425" height="355" type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.youtube.com/v/9fzl1uTR__g"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/9fzl1uTR__g" />Adobe Flash Player is required to view the video.</object></p>
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		<title>Intervista esclusiva ad Alessio Sakara</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 08:37:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Sakara]]></category>
		<category><![CDATA[UFC]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest’oggi intervisto per voi Alessio Sakara, atleta italiano che lotta per la Ultimate Fighting Championship, maggiore federazione mondiale di Mixed Martial Arts. Sakara, nato a Roma il 2 settembre 1981 e soprannominato Legionarius, come recita anche uno dei suoi numerosi tatuaggi, detiene un record: è infatti il primo italiano a essere approdato alla UFC, nel]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quest’oggi intervisto per voi Alessio Sakara, atleta italiano che lotta per la Ultimate Fighting Championship, maggiore federazione mondiale di Mixed Martial Arts. Sakara, nato a Roma il 2 settembre 1981 e soprannominato Legionarius, come recita anche uno dei suoi numerosi tatuaggi, detiene un record: è infatti il primo italiano a essere approdato alla UFC, nel 2005. Protagonista di molti incontri, ha uno stile particolare, derivato dalla fusione di tutti gli sport che ha praticato, come boxe e ju jitsu. Particolare, questo, che lo ha aiutato a muovere i primi passi in carriera e a farsi spazio nella federazione di Dana White, anche dopo il difficile cambio di peso e di categoria. Impegnato, oltre che nell’ottagono, a promuovere e far conoscere questo sport, si racconta in questa intervista esclusiva.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2509"></span></p>
<p style="text-align: center;">
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	</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong></span> Hai praticato molti sport che ti hanno portato a svolgere allenamenti differenziati, come calcio, boxe e ju jitsu. Quale attività sportiva ti ha aiutato di più nella tua carriera attuale?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">R:</span></strong> Sicuramente la boxe: devo molto al mio primo maestro, Silvano, che  è stato un padre per me e quindi, oltre alla mera attività sportiva, mi ha insegnato sacrificio, disciplina e rispetto. Che sono i cardini della mia carriera sportiva.</p>
</blockquote>
<div id="attachment_2516" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2012/01/alessio-sakara-mentre-si-allena-mixed-martial-arts.jpg"><img class="size-medium wp-image-2516" title="alessio-sakara-mentre-si-allena-mixed-martial-arts" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2012/01/alessio-sakara-mentre-si-allena-mixed-martial-arts-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a><p class="wp-caption-text">Alessio Sakara in allenamento</p></div>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">D:</span></strong> Sei stato il primo italiano a combattere per la UFC. Qual è stato il tuo primo pensiero quando ti arrivò l’offerta?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">R:</span></strong> Un sogno diventato realtà, sono arrivato con sacrificio all’elite delle MMA, non smetto di ringraziare l’UFC per l’opportunità.</p>
</blockquote>
<div id="attachment_2514" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2012/01/Alessio-Sakara-ultimate-fighting-championship.jpg"><img class="size-medium wp-image-2514" title="Alessio-Sakara-ultimate-fighting-championship" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2012/01/Alessio-Sakara-ultimate-fighting-championship-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">Alessio Sakara che consulta paolomerenda.it</p></div>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">D:</span></strong> Nel 2008 hai cambiato categoria, dai massimi leggeri (93 kg) ai medi (84 kg), “dominati” dal 2006 da Anderson Silva. Quali difficoltà hai affrontato, sia all’esordio contro Chris Leben che successivamente?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>R:</strong></span> Inizialmente pensavo di appartenere alla categoria dei massimi leggeri ma successivamente, entrando in un team di professionisti, ho visto che tutti gli atleti utilizzavano il metodo del taglio del peso, cut weight, e sono passato a quella che credo sia la mia categoria ideale.</p>
</blockquote>
<div id="attachment_2521" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2012/01/alessio-sakara_vs_valimaki.jpg"><img class="size-medium wp-image-2521" title="alessio-sakara_vs_valimaki" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2012/01/alessio-sakara_vs_valimaki-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Alessio Sakara VS Victor Valimaki</p></div>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">D:</span></strong> Nella tua federazione fino a pochissimo tempo fa ha militato anche Brock Lesnar, ex campione mondiale WWE e in odore di ritorno al wrestling. Ti piacerebbe provare a cimentarti con questa disciplina?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">R:</span></strong> Sono concentrato sulla mia carriera nella UFC, quello che mi interessa è dare il massimo in questo sport e continuare a rendere felici tutti i miei sostenitori.</p>
</blockquote>
<div id="attachment_2525" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2012/01/alessio-sakara.jpg"><img src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2012/01/alessio-sakara-300x200.jpg" alt="" title="alessio-sakara" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-2525" /></a><p class="wp-caption-text">Alessio Sakara in combattimento</p></div>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">D:</span></strong> Tra i progetti futuri c’è qualche obiettivo che ancora non hai raggiunto?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>R:</strong></span> Riuscire a divulgare questa disciplina nella maniera più corretta in Italia, obiettivo su cui comunque sto lavorando, grazie ai corsi e alla Legionarivs League. Poi vorrei aprire una mia accademia ufficiale, che diventi di  riferimento per tutti i giovani che praticano questo sport, e infine intendo continuare a supportare progetti per il sociale e la beneficenza.</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Intervista esclusiva a Paola Vella</title>
		<link>http://www.paolomerenda.it/intervista-esclusiva-a-paola-vella/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 10:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Vella]]></category>
		<category><![CDATA[Poker]]></category>
		<category><![CDATA[Texas Hold’em]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi intervisto per voi una delle più promettenti giocatrici di Texas Hold’em del panorama femminile italiano. Paola Vella, conosciuta sui tavoli da gioco online di People’s Poker e Betitaly come Baby Joker, pur avendo iniziato da poco si è già fatta notare in più di un’occasione, sfiorando il ticket per i tavoli televisivi e mostrando]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi intervisto per voi una delle più promettenti giocatrici di Texas Hold’em del panorama femminile italiano. Paola Vella, conosciuta sui tavoli da gioco online di People’s Poker e Betitaly come Baby Joker, pur avendo iniziato da poco si è già fatta notare in più di un’occasione, sfiorando il ticket per i tavoli televisivi e mostrando buona tattica di gioco. Questo nonostante, come detto, si sia affacciata da pochi mesi su questo mondo, è infatti di febbraio scorso il primo torneo rilevante, a Nova Gorica, quando ha sfiorato il ticket per Las Vegas. Successivamente, altre competizioni a Malta e Montenegro, mentre tra l’8 e il 10 dicembre il torneo che le ha dato maggiori soddisfazioni.<span id="more-2278"></span></p>
<table border="0" width="600px">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/12/Paola-Vella02.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2281" style="border: 5px solid black;" title="Paola Vella02" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/12/Paola-Vella02-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></td>
<td><a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/12/Paola-Vella01.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2282" style="border: 5px solid black;" title="Paola Vella01" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/12/Paola-Vella01-185x300.jpg" alt="" width="185" height="300" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">A Campione d’Italia ne è andato in scena uno con 482 partecipanti, tra cui molti giocatori professionisti, e Paola Vella, sponsorizzata da Betitaly, si è classificata 102esima, approdando anche al Pink Table, un tavolo a 8 con le quattro migliori giocatrici dell’anno e 4 VIP, tra cui Giuliana Celestini. Proprio quest’ultima le ha strappato, all’ultima mano, il ticket per il tavolo televisivo di Las Vegas, tavolo che verrà ripreso prossimamente sul canale Italia 1 Pokermania.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong></span> I motivi che ti hanno spinta a iniziare?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>R:</strong></span> Per caso: sono stata invitata da alcuni amici a un tavolo televisivo su una rete locale, che cercava giocatrici del gentil sesso. Mi sono classificata prima e, inorgoglita da questo risultato, ho cominciato ad affacciarmi ai tavoli online. Tra una sera e l’altra al computer, mi ha notato Betitaly del mio paese, Maglie, facendomi da sponsor. Va aggiunto che noi donne abbiamo più spiragli da questo punto di vista, in quanto più “ricercate”, fotografate e filmate nei tavoli televisivi. Se poi si è anche brave, le possibilità di sponsorizzazione per tornei del genere, il cui ticket d’ingresso non ha un costo esiguo, aumentano notevolmente.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong></span> La giocatrice e il giocatore che ammiri di più?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>R:</strong></span> Parto da noi femminucce. Tra le giocatrici “preferite”, oltre a Giuliana Celestini, che mi ha battuto a inizio dicembre e che è quella che mi piace di più per tecnica di gioco, c’è Sharon Montella. Tra i maschietti, ce ne sono diversi. Sicuramente il mio compagno Arnaldo Vergari, che mi ha insegnato molte tecniche di gioco, mentre come punto di riferimento ho Alioscia Oliva e Corrado Montagna. L’ultimo in ordine di tempo che mi ha stupito è Vito Erasmo Labarile, che ho imparato a conoscere nei tavoli televisivi. In queste occasioni hai modo di vedere la tecnica, in quanto da casa si possono studiare le carte e di conseguenza la tecnica di tutti.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong></span> Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>R:</strong></span> La prossima tappa probabilmente sarà Saint Vincent, se People’s Poker e Betitaly confermano Baby Joker sui tavoli, data l’alta quota di iscrizione. Se lo faranno, sarò lì a giocarmi le mie carte.</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Intervista esclusiva a Ketty Formaggio</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 08:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Ketty Formaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Di solito, nel mondo del fumetto, sono più conosciuti i personaggi che i loro creatori. Così succede con Tex Willer, creato da Aurelio Galleppini e Gian Luigi Bonelli già nel 1948, con Dylan Dog e così via. I personaggi televisivi non fanno eccezione, dalle serie giapponesi con i robottoni degli anni ’80, a Holly e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Di solito, nel mondo del fumetto, sono più conosciuti i personaggi che i loro creatori. Così succede con Tex Willer, creato da Aurelio Galleppini e Gian Luigi Bonelli già nel 1948, con Dylan Dog e così via. I personaggi televisivi non fanno eccezione, dalle serie giapponesi con i robottoni degli anni ’80, a Holly e Benji, Dragon Ball, One Piece. Tra i personaggi italiani più amati, troviamo sicuramente Lupo Alberto.<span id="more-2126"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, oggi per voi viene intervistata la colorista Ketty Formaggio, che annovera tra i suoi lavori proprio il lupo blu, Geronimo Stilton, e che ha lavorato tra gli altri per la   Star Comics e la Bonelli, in quest’ultimo caso sull’albo “Dylan Dog Color Fest”. Edito a fine aprile, in quest’albo l’artista ha colorato le tavole di una storia di 32 pagine, disegnata da Valentina Romeo sulla storia di Chiara Caccivio.<a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/09/Ketty_Formaggio.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2130" title="Ketty_Formaggio" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/09/Ketty_Formaggio-242x300.jpg" alt="" width="242" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Prosegue, invece, l’avventura transalpina, con “Les enragés du Normandie-Niemen”, albo disegnato da Giuseppe De Luca.</p>
<p style="text-align: justify;">
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">D:</span></strong> Ci sono differenze tra i lavori sviluppati per il mercato italiano e per quello francese?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">R:</span></strong> Le differenze sono ovviamente molte, ma penso che la principale sia che un volume francese deve essere goduto dal lettore più nel dettaglio, perché le uscite sono diradate e le pagine si solito non sono più di 46. Quindi c’è maggiore cura nei piccoli dettagli.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">D:</span></strong> Lavorare su personaggi molto conosciuti, come Lupo Alberto e Geronimo Stilton, comporta delle difficoltà ulteriori rispetto a personaggi meno quotati? Per esempio una minore libertà di espressione?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">R:</span></strong> Con Lupo Alberto sono stata libera di fare quello che volevo, e mi pare di aver colto lo spirito del personaggio anche perché lo amo fin da bambina. Invece i volumi delle collane di Geronimo Stilton hanno un editing più serrato per poter uniformare il lavoro di molti artisti.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">D:</span></strong> Come è stato l’approccio verso uno dei personaggi di punta della Bonelli editore, Dylan Dog? Quando il prossimo albo?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">R:</span></strong> Non so ancora quando tornerò a lavorare con Bonelli editore, incrociamo le dita. L’approccio è stato incredibilmente sereno: mi è stato detto che l’editor preferisce la colorazione in cellshading (cioè con le ombre belle nette come nei cartoni animati) e ho fatto le prove che sono piaciute. Sono rimasta me stessa senza dover forzare il mio stile.</p>
</blockquote>
<blockquote><p><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong></span> Riguardo la Starcomics, qual è la tua più grande soddisfazione in questo frangente? Un traguardo o una nuova partenza?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">R:</span></strong> Per me è stata una parentesi piacevole. Ma non credo che colorerò altre cose con loro, di solito la Starcomics colora solo le copertine.</p></blockquote>
<blockquote><p><strong><span style="color: #ff0000;">D:</span></strong> Hai già in programma qualcosa per il futuro? Qualche anticipazione per i lettori?</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>R:</strong></span> Tra poco ci sarà un nuovo volume per Zephyr editions con i disegni di Giuseppe De Luca: “Blackbird”. E poi chissà!</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Intervista esclusiva a Livio Romano</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 07:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Livio Romano]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho avuto la fortuna di conoscere Livio Romano qualche anno fa, durante una presentazione del suo romanzo Niente da ridere. Ero lì più che altro spinto dalla curiosità di vederlo, dato che di fama lo conoscevo da anni e comunque, in quel periodo, collaboravamo per la stessa rivista.
Amico squisitissimo e molto disponibile, si trattenne, a]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho avuto la fortuna di conoscere Livio Romano qualche anno fa, durante una presentazione del suo romanzo <em>Niente da ridere</em>. Ero lì più che altro spinto dalla curiosità di vederlo, dato che di fama lo conoscevo da anni e comunque, in quel periodo, collaboravamo per la stessa rivista.<span id="more-1952"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/05/Livio-Romano.jpg"><img class="size-medium wp-image-1963 alignleft" title="Livio-Romano" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/05/Livio-Romano-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Amico squisitissimo e molto disponibile, si trattenne, a presentazione finita, per autografare libri (tra cui la copia che avevo io, e che conservo gelosamente) e per parlare con i presenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Livio Romano è uno di quegli scrittori che porta, nelle sue storie, personaggi “reali” alle prese con problemi reali: trentenni che non vogliono crescere; coppie alle prese coi quotidiani problemi familiari; ragazzi che devono “esiliare” per trovare lavoro. Lo fa mantenendo uno stile peculiare, e con una sensibilità quasi unica. I suoi romanzi ti trascinano, non riesci a staccartene prima della parola “fine”, che è uno dei massimi pregi di uno scrittore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha già dato alle stampe tre storie, dal suo esordio del 2001. Si tratta di <em>Mistandivò</em> (Einaudi, 2001), <em>Porto di mare</em> (Sironi, 2002), <em>Niente da ridere</em> (Marsilio, 2007).</p>
<p style="text-align: justify;">Da qualche settimana nelle librerie di tutt’Italia <em>Il mare perché corre</em> (Fernandel, 2011). In quest’intervista esclusiva, affronta i temi trattati nell’ultimo, riuscitissimo, romanzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><em><strong>D:</strong></em></span> Da poche settimane è uscito il tuo nuovo romanzo, “Il mare perché corre”, edito da Fernandel. Spulciando le altre tue storie, vedo che ognuna è di un editore diverso. Si tratta di una precisa scelta per raggiungere un pubblico sempre diverso, o il motivo è un altro?</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ba’ francamente non ho mai creduto a questa storia delle “leggi di mercato”. Quello dei libri, almeno in Italia, è un mercato che segue logiche e dinamiche assolutamente sep<em>arate dalle leggi della microeconomia. Semmai ci son delle “mode”. Il periodo in cui vanno i precari, quello in cui si sfornano docu-fiction, o noir, o, nel passato meno recente, cannibalismi e splatter. E non è assolutamente detto che uno fa un libro <strong>à la page</strong></em><em> e glielo pubblicano e diventa ipso facto un successo. Detto questo, a me non interessano lontanamente le voghe letterarie. Io ho una storia da raccontare, e 9 volte su 10 è una storia che va nel</em> senso opposto rispetto ai pruriti passeggeri dei grandi editor &#8211; ché di questo si tratta, in sostanza: dei gusti del momento di questo o quel potente direttore editoriale. Ho imparato a seguire il mio istinto. Noi viviamo per scelta in provincia, lontani dai salotti che contano, dai party, dalle chiacchiere che producono buoni contatti. Per due o tre anni ho provato a mantenere un rapporto civile con le major. Prendevo aerei e andavo a pranzo con questo e quello. Grandi apprezzamenti, stima, curiosità esotica, anche, per il terrone venuto dal profondo Sud. Ma poi: batoste, rimpalli, distinguo, tempi biblici di risposta. Un grande -quanto umanamente imperscrutabile- editor mi ha detto una volta: “Fai altro, lascia stare questa storia”. E io: “Ma se hai appena detto che è la cosa migliore abbia fatto”. “La pubblicherai fra 10 anni”. No, io non son così. Vengo dal giornalismo. Sono abituato ad avere un pubblico a stretto giro di scrittura. Sapevo che non avrei più scritto finché <em><strong>Il mare perché corre</strong> </em>non avesse visto la luce. Ho trovato un editore piccolo e curioso, coltissimo e stimato. Mi ha detto “Lo faccio”. Gli ho risposto: “Bene, quanto prima possibile”. Poi, se vogliamo tediare il lettore con questo circo Barnum che è l’editoria italiana, sia io che te sappiamo che cambiare editore di continuo è malvisto nelle major. Che questo girovagare è costato al grandissimo Cosimo Argentina, per esempio, la possibilità di uscire con Mondadori e altri. Ma cosa ha perso Cosimo? Assolutamente niente, rispondo io. <em><strong>Maschio adulto solitario</strong> </em>è e resterà per sempre uno dei libri migliori degli ultimi 10 anni, alla faccia di tanta spazzatura sfornata dai Grossi, spesso seguendo logiche di Do ut des, io ti pubblico questo, tu mi compri i diritti cinematografici di quello, egli dà una rubrica sul magazine a quell’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, io son lontano proprio geograficamente da questi traffici. Onestamente credo che vivessi a Roma ci sarei dentro fino al collo. Mi conosco. Conosco la mia propensione al compromesso. La mia penna è in vendita. È l’unica cosa che so fare, e ho tre figlie. Però ho deciso 12 anni fa di tornare al Sud. Tanto vale coltivare caparbiamente quest’autonomia masochistica. Fare, insomma, quel che mi pare. Non sarà qualche migliaio di copie o qualche passaggio TV in più o in meno -come pateticamente chiedono i cosiddetti TQ<span style="color: #ff0000;"><strong>*</strong></span>- a far di me un narratore migliore. La mia scrittura è migliorata soltanto da due elementi: la Vita, quella vera, quella fra la gente qualsiasi. E le letture, i classici, i Grandi, tutti ancora da esplorare.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>*</strong></span>TQ:  trenta-quarantenni. Si fa riferimento a un convegno, organizzato  qualche settimana fa dal Sole 24 ore, durante il quale si parlava del  ruolo e della visibilità degli scrittori fra i 30 e i 49 anni [nda]</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong> </span>Parlando de “Il mare perché corre”, come mai questo titolo? Trovo che rispetto ad altri tuoi lavori, sia meno immediato.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Trovi? Mi dicono tutti l’opposto. È un verso di Bigongiari, poeta che amo molto. Trovo che contenga in sé tutta la complessa trama di questo romanzo d’amore dal sapore noir.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong></span> Mi è piaciuto molto il primo incontro dei due Piero, e l’inizio del loro viaggio in BMW. La decisione di ambientare gran parte della storia in auto è stata una scelta precisa?</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Pensavo da tempo di fare un on the road con degli uomini in macchina. All’inizio quattro. L’abitacolo di un’auto è un non-luogo perfetto per far incontrare storie diversissime fra loro, provenienti da personaggi con vissuti assai lontani. E si presta anche a raccontare il paesaggio che via via si incontra –tanti altri non-luoghi, nel caso del <strong><em>Mare</em></strong>. Poi un giorno ho visto al mare, in novembre, ‘sto tipo emaciato coi baffetti che guidava una vecchia e potente automobile con i finestrini tutti aperti. Mi son chiesto dove andasse. Ho deciso di seguirlo con l’immaginazione. È nata la mia storia nella quale ho innestato due temi a me cari: la nascita dello Stato di Israele e le Nuove Brigate Rosse.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong></span> Molti temi sfiorati, dal terrorismo di Al Qaeda, all’assassinio di Marco Biagi, passando per molti altri. Quanto ti ha aiutato la tua formazione giornalistica?</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Molto. La mia narrazione ha sempre contenuto una propensione forte all’impegno civile. Trasfigurando la realtà, osservandola con una lente che deforma, rende grottesco, ridicolizza: provo a denunciare mali eterni o nuovi del nostro Paese. Ma senza usare il puramente “detto”. Narrare significa mettere in scena. “Show, don’t tell”, diceva Mark Twain. Tuttavia la letteratura non si preoccupa di “valorizzare” aspetti positivi né negativi. Con Oscar Wilde: <strong>“<em>L’artista non ha preferenze etiche. Una preferenza di tal genere costituirebbe per un artista un manierismo stilistico imperdonabile</em>”</strong>. Nel senso che la preoccupazione maggiore è e resta di tipo “estetico”, letterario. Una letteratura che si proponga soltanto di denunciare, stigmatizzare, valorizzare, promuovere non è più arte. È giornalismo, non letteratura. Come disse la Ballestra anni fa: “Diventa una brochure di promozione turistica”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong></span> Sicuramente molti ragazzi si rivolgeranno a te per avere consigli. Quali in particolare senti di dare a un esordiente? Qualcosa che dovrebbe fare e qualcosa che non dovrebbe fare mai?</p>
<p style="text-align: justify;">
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Chiunque scrive ti dirà che l’ha sempre fatto, e che ha letto a sua volta moltissimo nella vita. È un bisogno, quello di raccontare servendosi della parola scritta, che nasce già nell’infanzia. Poi pian piano si affina quella che potremmo definire la propria “voce narrativa”, il proprio stile, l’immaginario intorno al quale si continuerà a lavorare per sempre (ogni scrittore, si dice, sviluppa nella vita due o al massimo tre argomenti, e su quelli gira intorno in tutti i suoi lavori). Chi scrive capisce da sé, o glielo fanno notare, che ha una notevole capacità di utilizzare la penna per creare narrazioni efficaci, dotate di verve, puntuali, precise, raffinate. Questo di “saper scrivere”, di utilizzare, cioè, la lingua madre al meglio e nella maniera più corretta e creativa: è un prerequisito indispensabile che spesso sfugge agli aspiranti narratori. Mi capita di leggere manoscritti pieni di errori di grammatica, che raccontano storie magari anche interessanti, ma che provano a farlo con una lingua sciatta, convenzionale, manierata. Dal “saper scrivere” al talento c’è un passo ulteriore. Il talento ha a che fare con la capacità di inventare un proprio universo anzitutto linguistico, poi emotivo, immaginativo. Non importa che storia racconti, insomma, ma come lo fai. Si può fare grandissima letteratura, non dico niente di nuovo, anche descrivendo l’orizzonte che si vede dalla camera angusta del proprio paesello sperduto. Il talento, insomma, non si inventa così come non si inventa un’anima. Poi si può imparare (con le scuole ma, soprattutto, leggendo moltissimo) a costruire delle storie, a inventare dei plot più avvincenti, a delineare dei personaggi in maniera più precisa. Ma quel misto di capacità affabulatoria e temperamento romantico è dote che nessuno al mondo potrà mai insegnarti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un consiglio? Evitate come la peste un mestiere come questo. <strong><em>Carmina non dant panem</em>!</strong> Se proprio non riuscite a liberarvi dell’ossessione della scrittura, nel senso che nessuna attività al mondo vi fa stare bene come quando siete con un pc o un taccuino davanti e siete liberi di lasciare andare la fantasia, allora vuol dire che siete nati per scrivere. Leggete moltissimo. Come diceva Calvino, soprattutto classici, tanti. Ma non trascurate i contemporanei. Fate fuori un contemporaneo ogni due classici. Non abbiate remore nell’imitare. Imitando i modelli, esattamente come fanno i pittori, pian piano si trova un proprio stile e ci si libera, si “uccide” il grandissimo scrittore che ci ha folgorati e si vede nascere un linguaggio che è solo e soltanto vostro. Ma non crediate neppure per un momento che vivrete di quello che scriverete. Il grande successo di pubblico è un evento del tutto eventuale e completamente casuale. Trovatevi un lavoro che vi dia da vivere e tenete presente che per tutta la vita inseguirete la Scrittura come un’amante da vedere di nascosto, in un tempo che appartiene solo a voi e Lei. Anche se siete ricchi di vostro, non statevene rinchiusi nel vostro studio per tutto il tempo. Frequentate molta gente e viaggiate e amate e soffrite poiché la scrittura si nutre di vita e viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi in Italia c’è molta più gente che scrive rispetto a quella che legge. Nelle case editrici arrivano ogni giorno migliaia e migliaia di manoscritti che spesso restano lì in attesa di essere cestinati. Infatti spesso gli editori, nel proprio sito, vietano i cosiddetti “invii spontanei”. Esistono agenzie letterarie che leggono a pagamento un’opera e ne danno un giudizio la cui serietà è direttamente proporzionale alla somma sborsata (se un’agenzia vi chiede 100 euro per una scheda di lettura, diffidatene&#8230;). Quando l’opera è poi particolarmente apprezzata, a volte questi agenti si impegnano in prima persona a cercare un editore. Il modo migliore per farsi notare resta scrivere per le riviste, cartacee e sul web. Fatevi pubblicare i vostri racconti, qualcosa succederà, prima o poi perché gli editori sono molto attenti a quei laboratori spesso interessantissimi che sono le riviste. Se credete di aver scritto un romanzo davvero buono, cercate qualcuno che vi proponga agli editori. Scrittori, editor, agenti, talent scout. Carpite qualche ora della loro attenzione: non sono delle carogne come li si dipinge spesso, e anzi provano un gusto molto narcisistico a “scoprire” nuovi talenti&#8230;</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>D:</strong></span> Hai progetti futuri a cui già stai lavorando? Qualche anticipazione?</p>
<p style="text-align: justify;">
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Quel che progetto per il futuro è un ritorno al grottesco, al pastiche linguistico, alla grande storia corale allegorica. Si sa, lo diceva anche Tondelli: all’inizio i narratori son molto concentrati a inventare una propria <em>voce</em>, a calibrare il timbro, lo stile. Poi arriva il momento di imparare a fare dei plot avvincenti, a utilizzare gli eterni trucchetti della drammaturgia e della narratologia. Ecco, con questo romanzo che già molti definiscono “perfettamente congegnato”, e dopo <strong><em>Niente da ridere</em></strong>, parimenti lavoratissimo quanto a intreccio: credo di aver imparato la lezione. Posso adesso coniugare ricerca linguistica e densità del plot. Poi, per ritornare a quel che dicevamo prima, se le major avranno il coraggio di investirci, ben <strong><em>per loro</em></strong>. Senò resto nel circuito indie.</p>
</blockquote>
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		<title>Intervista esclusiva a Pietro Mennea</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 07:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Mennea]]></category>

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		<description><![CDATA[Pietro Paolo Mennea è uno di quegli atleti, di quegli uomini, che non hanno bisogno di presentazioni. Passato alla storia il 12 settembre 1979, quando ha fatto segnare il nuovo record mondiale dei 200 metri piani, è tutt’ora l’atleta che detiene il record più longevo (17 anni) di questa disciplina, e detentore, a 32 anni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pietro Paolo Mennea è uno di quegli atleti, di quegli uomini, che non hanno bisogno di presentazioni. Passato alla storia il 12 settembre 1979, quando ha fatto segnare il nuovo record mondiale dei 200 metri piani, è tutt’ora l’atleta che detiene il record più longevo (17 anni) di questa disciplina, e detentore, a 32 anni di distanza, del record europeo. Il suo 19’’72 è stato vanto per tutti gli italiani ed è ormai uno dei suoi simboli.<span id="more-1935"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma, con le sue 4 lauree, l’esperienza dal 1999 al 2004 come eurodeputato, e la “Fondazione Pietro Mennea” che si occupa di volontariato, è anche molto altro. Ho avuto modo di intervistarlo alla presentazione per promuovere l’inizio delle riprese di un film sulla sua vita, intitolato emblematicamente “Diciannove e settantadue”.<a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/05/pietro_mennea_mosca_80_oro_olimpico.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1942" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="pietro_mennea_mosca_80_oro_olimpico" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/05/pietro_mennea_mosca_80_oro_olimpico-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a>Rita Surdo, produttrice della pellicola con la sua Sharoncinema, ha espresso tutta la sua soddisfazione al termine della conferenza stampa: “Dopo le conferme di Pietro Mennea, ci aspettiamo grandi cose, data la grande persona che è, le grandi vittorie, la grande medaglia d’oro. Ho preso quindi veramente a cuore questo film, che ci darà nuova linfa in vista dei progetti futuri. Ho infatti in vista due lungometraggi, “Amori elementari”, “Vesuvius”, ma per ora penso solo al progetto con il corridore Pietro Mennea.”<a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/05/Pietro_Mennea_e_Paolo_Merenda.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1939" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="Pietro_Mennea_e_Paolo_Merenda" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/05/Pietro_Mennea_e_Paolo_Merenda-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito, il video dell’intervista a Pietro Mennea, nella quale parla del suo impegno nel sociale e della sua carriera agonistica.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="425" height="355" type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.youtube.com/v/hMaCTTJaUe8"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/hMaCTTJaUe8" />Adobe Flash Player is required to view the video.</object></p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Intervista esclusiva a Tony Tammaro</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 08:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Tony Tammaro]]></category>

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		<description><![CDATA[Parliamo di un artista che non ha davvero bisogno di presentazioni. Vincenzo Sarnelli, in arte Tony Tammaro, che ha fatto il botto sin da subito. Nel 1989 esordisce sulla scena musicale con una musicassetta autoprodotta, Prima cassetta di musica tamarra, nella quale è presente uno dei suoi tormentoni, Patrizia. Ben 15.000 copie originali vendute, e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Parliamo di un artista che non ha davvero bisogno di presentazioni. Vincenzo Sarnelli, in arte Tony Tammaro, che ha fatto il botto sin da subito. Nel 1989 esordisce sulla scena musicale con una musicassetta autoprodotta, <em>Prima cassetta di musica tamarra</em>, nella quale è presente uno dei suoi tormentoni, <em>Patrizia</em>. Ben 15.000 copie originali vendute, e chissà quante “copie pezzotte” sulle <em>bancarelle</em> di cui parla spesso nelle sue canzoni.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1629"></span><a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/02/Tammaro-scatto-inedito.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1632" title="Tammaro scatto inedito" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/02/Tammaro-scatto-inedito-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Da allora, è stato tutto un crescendo: album su album, dal successo sempre maggiore, che lo hanno portato a esibirsi su palchi e teatri di tutta la penisola. Ha lavorato anche per Radio Marte, e ha avuto un suo programma televisivo, <em>Tamarradio</em>, dal 1999 al 2000, su Teleoggi-Canale 9, risultato uno dei programmi maggiormente seguito nel Sud Italia. Prima e dopo di allora, ospite in numerose trasmissioni nazionali, si è esibito al fianco di gente come Maurizio Costanzo, Zuzzurro e Gaspare e molti altri. A metà 2010, è uscito il suo lavoro più recente, <em>Yes I Cant</em>, che già nel titolo contiene uno dei suoi deliziosi giochi di parole, forse maggiormente intuibile a Napoli che al nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Simpatico come sempre, l’ho intervistato per voi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>D</strong></span>: All’inizio, dopo il successo di Patrizia, pensavi di ottenere i risultati che hai ottenuto nel corso degli anni, o a volte hai temuto di non farcela e hai pensato di mollare tutto?<span style="color: #ff0000;"><strong><br />
R</strong></span>: Mai pensato di mollare. Quando ho scritto Patrizia facevo un altro mestiere, il direttore dell’Ufficio Vendite di una famosa libreria napoletana. Grazie a quella canzone ho potuto dedicarmi alla carriera di musicista professionista. Ed è la mia più grande soddisfazione: poter vivere di questo mestiere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: A quale delle tue canzoni ti senti più legato? E quale invece ha smesso di piacerti col passare del tempo?<span style="color: #ff0000;"><strong><br />
R</strong></span>: La canzone a cui mi sento più legato è Patrizia, perché mi ha cambiato la vita. Non ci sono mie canzoni che non mi piacciono. Quando scrivo non lo faccio “tanto per”, considero le mie canzoni miei figli. In ogni brano c’è una parte di me stesso, per cui non posso non farmele piacere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Il tuo genere è spesso definito demenziale. Cosa pensi di quest’“etichetta”?<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>R</strong></span>: “Demenziale” vuol dire più o meno “scemo”, non amo questo termine. Ultimamente ho trovato un aggettivo più confacente alla mia musica. Più che “demenziale” la definirei “antidepressiva”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Oltre a fare musica e tenere concerti, hai lavorato in radio, in televisione. Cosa ti piace fare di più?<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>R</strong></span>: La cosa che più mi piace fare è la radio, soprattutto di notte. La radio ha un fascino tutto suo. La trovo “misteriosa”, si può giocare più di fantasia che in televisione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/02/Tammaro-scatto-inedito-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1633" title="Tammaro scatto inedito 2" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/02/Tammaro-scatto-inedito-2-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>D</strong>: Capitolo “copie pezzotto”. Cosa pensi del fenomeno copie pirata, che ti colpisce in prima persona? Può portare anche benefici, come arrivare in famiglie dove magari non saresti potuto arrivare con le copie originali?<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>R</strong></span>: Inutile negarlo, devo tutto ai falsari. Quando scoppiò il fenomeno “Patrizia” internet non esisteva. Le bancarelle portarono le mie canzoni anche nei paesi di montagna dove non esistono i negozi di dischi, seppur con meno vendite ufficiali. Le copie pirata quindi mi hanno fatto sia del male che del bene. Di conseguenza non so come esprimermi riguardo questo fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Personalmente amo The dark side of the moonnezz, edito nel 2005, in particolare canzoni come “Supersantos”. In questo ultimo lavoro, Yes I Cant, denoto una crescita musicale ancora maggiore. Cosa ti aspetti da questo nuovo lavoro?<br />
<strong><span style="color: #ff0000;">R</span></strong>: Quando si fa un disco si spera che almeno uno dei tuoi dieci o dodici figli sopravviva all’oblio del tempo. Se poi a sopravvivere sono due, tre o tutti quanti, meglio ancora.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>D</strong></span>: Infine, hai progetti futuri su cui stai lavorando? Qualche scoop che vuoi dare ai tuoi fan?<br />
<strong><span style="color: #ff0000;">R</span></strong>: Ho scritto e sto scrivendo: un soggetto cinematografico, un musical per il teatro, un romanzo e una manciata di canzoni “serie” da far cantare ad altri. Inoltre mi sto occupando di mettere su un grande allestimento “live” per festeggiare i vent’anni di carriera. Ecco il motivo per cui&#8230; rispondo in maniera stringata alle tue domande. Sono stra impegnatoooo!﻿</p>
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		<title>Intervista esclusiva a Giulio Mozzi</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 18:09:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[La voce dell'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Mozzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2000 circa avevo le mie prime velleità letterarie. Fino ad allora mi ero limitato a scrivere, ma in quell’anno iniziai anche a cercare di farmi pubblicare. In giro per librerie, trovai una rivista, il cui nome e le copertine mi incuriosirono. La rivista era “Inchiostro”, che fu anche la prima a pubblicarmi, una poesia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 2000 circa avevo le mie prime velleità letterarie. Fino ad allora mi ero limitato a scrivere, ma in quell’anno iniziai anche a cercare di farmi pubblicare. In giro per librerie, trovai una rivista, il cui nome e le copertine mi incuriosirono. La rivista era “Inchiostro”, che fu anche la prima a pubblicarmi, una poesia per la precisione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i collaboratori figurava Giulio Mozzi, che seguivo con piacere nei suoi interventi e che ho continuato a seguire nel corso degli anni. Undici anni dopo essere qui e poterlo intervistare, quindi, è una grande soddisfazione, uno dei traguardi che mi ero prefissato all’apertura del sito.</p>
<p style="text-align: justify;">Giulio Mozzi, nato nel 1960  a Padova, lavora per diverse case editrici ed è insegnante, da quasi 15 anni, di scrittura e narrazione. Uno degli uomini di punta in Italia, nel mondo dell’arte.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1594"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/01/giulio_mozzi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1599" title="giulio_mozzi" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2011/01/giulio_mozzi-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Come si definisce? Scrittore, recensore di testi, docente di corsi di scrittura, promotore di cultura? E cosa le piace fare di più?<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>R</strong></span>: Non mi considero un “recensore di testi” ma un lettore di professione, in quanto sono pagato per leggere inediti. Nemmeno so se sono un “promotore di cultura”: le parole generalissime, come “cultura”, mi sembrano in genere piuttosto vuote. Sono, quindi, indubbiamente “uno scrittore”, visto che in Italia, oggi, viene definito “scrittore” chi pubblica opere letterarie: e io ho pubblicato delle opere letterarie. Che io sia uno scrittore buono o no, è un’altra faccenda. Mi è successo, ormai tanti anni fa, di stringere delle amicizie importanti, decisive per la mia vita, con persone lontane. Queste amicizie vivevano per iscritto: per posta. Così le mie abilità nello scrivere &#8211; abilità che derivavano in massima parte dalle condizioni sociali della mia nascita, ed erano state sviluppate da alcune esperienze professionali &#8211; diventarono decisive per la mia vita. Poi, un giorno, successe che anziché una lettera scrivessi un racconto. E, poco dopo, successe che una persona, lo scrittore Marco Lodoli, generosamente si interessò a me. E, poco dopo ancora, successe che un’altra persona, l’editor Paolo Repetti, accolse il suggerimento di Lodoli e mi propose addirittura di fare un libro. Tutto viene da qui. Viene dalle amicizie l’importanza dello scrivere e del raccontare. Viene dal gesto generoso di Lodoli e dal gesto arrischiato di Repetti l’attenzione verso chi scrive in solitudine, e cerca ascolto. Viene dalla consapevolezza dei miei privilegi sociali il desiderio di trasmettere conoscenze e abilità ad altri. Sono riuscito a fare di tutto questo un qualcosa di cui si campa: del che sono lieto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Dall’esperienza del sito vibrisse, dai seminari, in generale dal contatto con il pubblico, che idea si è fatto dello stato dell’arte in Italia?<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>R</strong></span>: Impossibile rispondere in poche righe a una domanda che richiederebbe, probabilmente, un intero volume. E se ho un’opinione sullo “stato dell’arte in Italia”, peraltro, non è certo perché pubblico “vibrisse”, o insegno. La mia opinione l’ho sviluppata leggendo autori affermati e non, attività che consiglio a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Organizza da anni corsi e seminari di scrittura. Ha anche realizzato un corso, visibile su youtube, inventare e raccontare storie. C’è qualche consiglio in particolare che vorrebbe dare a un esordiente?<br />
<strong><span style="color: #ff0000;">R</span></strong>: Più che altro, sento di dire qualcosa a chi ha pubblicato un primo libro. Consiglierei una sola cosa: di non avere aspettative. Se si hanno aspettative, si rischia di non cogliere le occasioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Cosa bolle in pentola? Progetti futuri?<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>R</strong></span>: Le solite cose: leggere, lavorare, occasionalmente scrivere.</p>
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		<title>Jazz, amicizia e passione: Francesco Negro si racconta</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 07:48:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[La voce dell'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Negro]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è chi, a 6 anni, gioca con i robot, chi apre un profilo Facebook per cercare vecchi amici persi di vista       tra una poppata e l’altra, e chi suona il pianoforte. Francesco Negro fa parte di quest’ultima schiera: nato nel 1986, nel 1992 già prende le prime lezioni. A]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C’è chi, a 6 anni, gioca con i robot, chi apre un profilo Facebook per cercare vecchi amici persi di vista       tra una poppata e l’altra, e chi suona il pianoforte. Francesco Negro fa parte di quest’ultima schiera: nato nel 1986, nel 1992 già prende le prime lezioni. A 11 anni l’approdo al Conservatorio di Lecce, a 21 la       laurea, al Conservatorio di Frosinone, con argomento la musica del Novecento. <span id="more-1134"></span>Questa sua formazione lo porta ad avvicinarsi al jazz, genere musicale di cui è una delle maggiori promesse nazionali, dopo i       seminari frequentati in tutt’Italia, dall’Umbria Jazz alla Berklee School di Perugia. Nel 2009 la maggiore soddisfazione, con la vittoria dell’Italian Jazz Award nella categoria Brand New Act. Proprio da questo premio parte l’intervista.<a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2010/10/francesco-negro-13.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1140" title="Francesco Negro, musica, pianoforte, jazz" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2010/10/francesco-negro-13.jpg" alt="" width="262" height="392" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Nel 2009 un grosso riconoscimento. Ti ha cambiato?<span style="color: #ff0000;"><strong><br />
R</strong></span>: Per nulla. Non posso dire che non sia stato gratificante, ma trovo che un premio sia solo un punto di partenza. Un artista non deve avere come obiettivo un premio, altrimenti, una volta raggiunto, come artista è morto per mancanza di stimoli, mentre l’obiettivo ultimo resta esprimere sempre al meglio se stessi. Un premio deve servire come stimolo per migliorarsi, e così è stato per me. D’altronde il grande Ennio Morricone, a 80 anni, mentre tutti gli facevano i complimenti per i successi, disse “devo andare a lavorare”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Qualche artista da cui prendi ispirazione?<br />
<strong><span style="color: #ff0000;">R</span></strong>: Non prendo ispirazione, mi piace vedere il bello di tutti i pianisti e seguirli per imparare qualcosa. Ma ci sono amici, più che colleghi, che mi hanno insegnato molto. Penso al sassofonista Martin Jacobsen e al pianista Greg Burk in particolare. Il primo, conosciuto per caso, mi ha portato ad approfondire il linguaggio jazzistico, in una fase in cui volevo sapere più possibile sull’argomento. Mi ha dato poi la possibilità di fare tournée nei Balcani e in Francia, e di avvicinarmi al mondo discografico, grazie al Quartetto Photinx, con un lavoro edito nel 2006. Greg è una persona che mi ha insegnato tantissimo, anche nello stile, ma non solo: sa farti entrare dentro le note, sa fartele sentire davvero. Sembra magia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Un posto dove hai suonato e che ti è rimasto nel cuore, o un episodio che porti dentro?<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>R</strong></span>: In Francia, un paesino vicino Parigi. Mi piace suonare in posti piccoli dove, appunto, puoi entrare nella dimensione musicale giusta. E in Francia c’è questo paese, dove tutti la sera si vedono in un localino jazz, un club molto seguito. Quando ho suonato lì con Martin, ho sentito il rapporto diretto come non mai.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Progetti futuri?<br />
<strong><span style="color: #ff0000;">R</span></strong>: Tempo fa, quando ero all’associazione Thelonius Monk, mi piaceva l’aria che si respirava, come la  Factory di Andy Warhol. La scuola Silence che sto per aprire a Maglie ha le stesse finalità: insegnare musica ma al contempo far entrare gli alunni in questo mondo. Tanti anni di conservatorio mi hanno fatto capire che bisogna scegliere un percorso musicale, classico o moderno. Nella mia scuola non sarà così, la composizione andrà a braccetto con l’improvvisazione, e i due repertori non saranno scissi. Credo che lo studio dell’improvvisazione, fulcro del repertorio moderno, sia il modo migliore per avvicinare le persone a tutta la musica, anche quella classica. Gli alunni, poi, verranno seguiti individualmente, a ognuno verranno dati gli strumenti per poter sviluppare la propria creatività.</p>
<p style="text-align: justify;">Maggiori informazioni sull&#8217;artista sono visibili su <a rel="nofollow" href="http://www.francesconegro.it/">www.francesconegro.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Intervista alla regista Rossella Piccinno</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 04:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[La voce dell'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Hanna e Violka]]></category>
		<category><![CDATA[Rossella Piccinno]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si guarda un film, non sempre ci si sofferma sul lavoro che c’è dietro, su quanta dedizione c’è stata e quanto tempo è stato impiegato. Un quesito che non nasce nemmeno vedendo i titoli di coda, tanti nomi che scorrono sullo schermo. Eppure anche per un cortometraggio c’è un lavoro grandissimo, a partire dalla]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando si guarda un film, non sempre ci si sofferma sul lavoro che c’è dietro, su quanta dedizione c’è stata e quanto tempo è stato impiegato. Un quesito che non nasce nemmeno vedendo i titoli di coda, tanti nomi che scorrono sullo schermo. Eppure anche per un cortometraggio c’è un lavoro grandissimo, a partire dalla sceneggiatura, alla realizzazione, passando per la scelta delle luci, degli attori, e quant’altro. <span id="more-1069"></span>Oggi, a parlarci dei suoi progetti e dare consigli agli “esordienti”, la regista Rossella Piccinno, che vive e lavora a Lilla, in Francia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: A quali registi ti sei ispirata per il tuo lavoro?<span style="color: #ff0000;"><strong><br />
R</strong></span>: Una domanda complicatissima, ci sono dei registi che restano di riferimento generale, che ho perché seguo il cinema, e ci sono dei registi miei preferiti. Quando vai a fare un lavoro cerchi delle referenze specifiche. Quindi generalmente i miei punti di riferimento sono dei registi classici, come Roman Polanski, Krzysztof Kieslowski, Michelangelo <a href="../wp-content/uploads/2010/10/rossella-piccinno.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1078" title="rossella-piccinno" src="../wp-content/uploads/2010/10/rossella-piccinno.jpg" alt="" width="79" height="100" /></a>Antonioni, Theo Angelopoulos o Ingmar Bergman. Io sono anche un’appassionata di cinema sperimentale quindi dall’altro lato mi piacciono moltissimo Carmelo Bene, Kenneth Anger, e i registi del cinema underground. Per Hanna e Violka, il mio ultimo lavoro, mi sono ispirata a dei registi, meno conosciuti, che ho incontrato ai festival. <a href="../wp-content/uploads/2010/10/Hanna-e-violka-film-Rossella_Piccinno.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1072" style="border: 2px solid black; margin: 5px;" title="Hanna-e-violka-film-Rossella_Piccinno" src="../wp-content/uploads/2010/10/Hanna-e-violka-film-Rossella_Piccinno.jpg" alt="Hanna e Violka. Film di Rossella Piccinno" width="130" height="128" /></a>Ci sono state delle cose che ho visto e che mi hanno toccato. Per esempio un documentario che mi aveva colpito era stato USA vs Al-Arian di Line Halvorsen, una regista e amica norvegese, che ha fatto questo documentario seguendo i personaggi, facendo anche delle interviste con un taglio a cui io mi sono appunto ispirata. Poi Carolina Ribas, messicana, con il suo film girato in Palestina. Nel mio caso, Hanna e Violka è un film un po’ ibrido, perché ci sono delle parti in cui seguo semplicemente la vita dei personaggi, delle altre in cui li intervisto, trovando così una via personale per realizzare il film.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Per quanto riguarda i progetti futuri, stai già lavorando su qualcosa?<strong><span style="color: #ff0000;"><br />
R</span></strong>: In realtà ho già girato un nuovo film, ancora inedito. Ho appena finito di realizzare in Francia un cortometraggio di fiction, su pellicola super16 millimetri, con degli attori francesi in una foresta. È un soggetto diverso, affronta la fatica di crescere, la delusione delle aspettative disattese. Per il prossimo anno sto lavorando, nel nord della Francia, a un progetto per una istallazione interattiva, che ha a che fare con il passato operaio della città in cui vivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">D</span>: Qualche consiglio per un neofita che vuole dedicarsi a questa arte?<span style="color: #ff0000;"><strong><br />
R</strong></span>: Si impara facendo, e quindi semplicemente provare, fare, non scoraggiarsi, e sopratutto guardare dei film d’autore, non la televisione, non fiction, cercare di costruire un immaginario con dei riferimenti saldi. È chiaro che prima bisogna prendere un linguaggio classico, e poi trovare il proprio linguaggio. Molti giovani guardano troppa televisione, e poi fanno dei cortometraggi che hanno un aspetto molto televisivo, poco cinematografico. Se uno vuol fare cinema, deve prima di tutto guardare cinema.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Videointevista a Domenico De Pasquale (in arte Mingo)</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 08:31:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Corto Magliese]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio e Mingo]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia la notizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Se mi seguite da tempo e siete       attenti, saprete che ho già avuto modo di intervistare Mingo, qualche       tempo fa. Ma questa volta, una cornice diversa ha reso possibile la       realizzazione di una videointervista, con i tempi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se mi seguite da tempo e siete       attenti, saprete che ho già avuto modo di intervistare Mingo, qualche       tempo fa. Ma questa volta, una cornice diversa ha reso possibile la       realizzazione di una videointervista, con i tempi meno ristretti.       Occasione propizia la serata finale di <a title="Corto Magliese 2010" href="http://www.paolomerenda.it/presentazioni-letterarie/corto-magliese-2010/" target="_self">Corto Magliese</a>, presentatore della       serata proprio il comico che, nel duo pugliese Fabio e Mingo, è il più       longevo inviato di Striscia la Notizia.        Il connubio tra il Tg satirico di Antonio Ricci e il       duo pugliese dura ormai dal 1997, oltre 600 inchieste per indagare sui       malcostumi dell’Italia.<span id="more-1024"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2010/09/video_intervista_mingo_presentatore_corto_magliese.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1034" title="Video intervista a Mingo in occasione della sua presentazione di Corto Magliese" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2010/09/video_intervista_mingo_presentatore_corto_magliese-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il tema del concorso degli spot, le vittime della strada, non hanno limitato la verve comica di Domenico De Pasquale, in arte Mingo. Arte, quella di restare serio pur scherzando continuamente, che ha imparato forse dal teatro: Mingo ha seguito infatti il primo corso di recitazione teatrale giovanissimo, nel 1985.</p>
<p style="text-align: justify;">E un’altra delle sue passioni resta appunto il cortometraggio: del 2003 il suo primo spot sulla <a title="Corto Magliese per le vittime della strada: serata finale e premiazione" href="http://www.paolomerenda.it/corto-magliese-per-le-vittime-della-strada-serata-finale-e-premiazione/" target="_self">sicurezza stradale</a>, per le reti Mediaset.</p>
<p style="text-align: justify;">Un artista a tuttotondo, insomma, che in questa breve videointervista ha toccato temi come Striscia la Notizia, e i progetti futuri, tra cui il suo nuovo lavoro, un breve film sulla sicurezza stradale, in tema con la serata.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona visione.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="425" height="355" type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.youtube.com/v/N7bRGyczxD8"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/N7bRGyczxD8" />Adobe Flash Player is required to view the video.</object></p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Videointervista a Mauro Marin</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 08:07:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Marin]]></category>

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		<description><![CDATA[Come tutti voi, ho scoperto Mauro  Marin durante la decima edizione del Grande Fratello. C’è da dire che non amo i reality, ho seguito questa edizione solo per la presenza esplosiva del trevigiano.
Ho avuto la fortuna di poterlo intervistare prima di una sua serata, e della presentazione del suo nuovo libro “C’è una cosa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come tutti voi, ho scoperto Mauro  Marin durante la decima edizione del Grande Fratello. C’è da dire che non amo i reality, ho seguito questa edizione solo per la presenza esplosiva del trevigiano.<span id="more-933"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="../wp-content/uploads/2010/09/Mauro-Marin-e-io.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-938" style="border: 2px solid black;" title="Mauro Marin e io" src="../wp-content/uploads/2010/09/Mauro-Marin-e-io-300x225.jpg" alt="" width="216" height="162" /></a>Ho avuto la fortuna di poterlo intervistare prima di una sua serata, e della presentazione del suo nuovo libro “C’è una cosa che non vi ho detto”, al Disco Pub Nyx, di Trepuzzi, locale che mi è piaciuto molto. I miei gusti musicali sono un pizzico diversi, ma per il resto era ottimo: il gioco di luci soffuse all’interno, i divanetti dalle forme più diverse, il separé al piano superiore da cui si godeva la vista di quasi tutta la sala. All’esterno, un gioco di luci leggermente diverso rendeva lo spazio rilassante e adatto per una pausa prima di rituffarsi sulla pista da ballo.</p>
<p style="text-align: justify;">I proprietari sono stati superati in gentilezza solo da Mauro, affabile come pochi e con cui, a telecamere spente, siamo rimasti a parlare per qualche minuto dei rispettivi tatuaggi, della hostess amata da Mauro anni fa e di altri argomenti. Sono stato e sono tra i suoi estimatori, iscritto al suo popoloso gruppo su Facebook (464.000 fan circa) ma adesso sono ancora più convinto che uno come lui meriti di far strada, è una persona squisita. Non vi dico che locale ha scelto per l’intervista, pur di trovare un angolino illuminato&#8230; E no, non è il bagno -.-</p>
<p style="text-align: justify;">A voi la videointervista, in cui l’artista affronta temi come il suo nuovo libro, il reality show che l’ha lanciato e la vita privata a Castelfranco.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="425" height="355" type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.youtube.com/v/spe5_V48R4o"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/spe5_V48R4o" />Adobe Flash Player is required to view the video.</object></p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Metti una sera al teatro&#8230; intervista a Zuzzurro e Gaspare</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 08:13:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Zuzzurro e Gaspare]]></category>

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		<description><![CDATA[banqueting
Ho incontrato per voi e intervistato in esclusiva Andrea Brambilla e Nino Formicola, in arte Zuzzurro e Gaspare, a margine della loro pièce teatrale “Non c’è più il futuro di una volta” dopo la rappresentazione tenuta a Maglie, nell’ambito della kermesse Chiari di luna. Una manifestazione, giunta ormai alla sesta edizione, che vede come Media]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-indent: -200px;"><a title="banqueting" href="http://www.campuscatering.it">banqueting</a></div>
<p style="text-align: justify;">Ho incontrato per voi e intervistato in esclusiva Andrea Brambilla e Nino Formicola, in arte Zuzzurro e Gaspare, a margine della loro pièce teatrale “Non c’è più il futuro di una volta” dopo la rappresentazione tenuta a Maglie, nell’ambito della kermesse Chiari di luna. Una manifestazione, giunta ormai alla sesta edizione, che vede come Media Partner la testata Belpaese. <span id="more-863"></span><a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2010/09/Zuzzurro_e_Gaspare_non_ce_piu_il_futuro_di_una_volta_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-868 alignleft" style="border: 2px solid black;" title="Zuzzurro e Gaspare in &quot;Non c'è più il futuro di una volta&quot;" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2010/09/Zuzzurro_e_Gaspare_non_ce_piu_il_futuro_di_una_volta_2-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>E proprio sulle pagine di Belpaese, il direttore artistico Massimo Giordano ha posto l’accento sull’importanza di simili manifestazioni: “Quest’anno la rassegna ha un’importanza maggiore, perché è stato l’annus horribilis del teatro, in particolare di quello estivo, dato che sono mancate le committenze, a causa della crisi in cui versano gli enti pubblici, che costituiscono la stragrande maggioranza degli organizzatori dello spettacolo. Tante produzioni erano stati messe in vendita e poi annullate.”</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, come detto, questa edizione si è svolta, e con ospiti di tutto rispetto: nelle quattro date si sono alternati sul palco artisti come Debora Caprioglio, Corrado Tedeschi e Giacomo Rizzo. L’ultimo appuntamento ha visto sul palco il duo esploso a Drive In (trasmissione, possiamo dirlo, che ha cambiato il volto della televisione italiana) e che vanta un connubio lungo ormai 34 anni: anche durante l’intervista non si sono smentiti, rispondendo spesso in tandem, un tandem affiatato e di successo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Dagli esordi, dal commissario Zuzzurro e Gaspare, cosa rifareste, cosa non fareste più? E come è cambiata la televisione?<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>Brambilla</strong></span>: Rifaremmo tutto, è stato un percorso che ci ha portati fin qui e dal quale abbiamo imparato molto.<span style="color: #ff0000;"><strong><br />
Formicola</strong></span>: È cambiato il modo di porsi del pubblico nei nostri confronti e viceversa. Se ci avessero detto nel 1976 che avremmo parlato di iPhone, computer ed MP3 saremmo rimasti letteralmente senza parole, non avremmo saputo di cosa si trattava e come parlarne. Adesso si corre, devi cercare di sapere tanto quanto il pubblico, e proporgli cose nuove, ma non così nuove da non riuscire più a farti seguire.<a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2010/09/Zuzzurro_e_Gaspare_non_ce_piu_il_futuro_di_una_volta_1.jpg"><img class="size-medium wp-image-869 alignright" style="border: 2px solid black;" title="Zuzzurro e Gaspare in &quot;Non c'è più il futuro di una volta&quot;" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2010/09/Zuzzurro_e_Gaspare_non_ce_piu_il_futuro_di_una_volta_1-300x225.jpg" alt="" width="192" height="144" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Appunto parlavate della longevità del vostro connubio: siete sulle scene dal 1976, ci sono ancora cose che avreste voluto fare e che non c’è mai stata la possibilità di fare?<strong><span style="color: #ff0000;"><br />
Brambilla</span></strong>: Un viaggio, lunghissimo, intorno al mondo. Viaggiare senza preoccuparci delle luci sul volto, del palcoscenico, della televisione, del mutuo e delle tasse da pagare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Già nel 1986 avete lasciato temporaneamente la televisione per portare in scena al teatro Andy e Norman. Come mai l’avete poi riproposto in versione televisiva, una sit-com, e quali sono le differenze tra TV e teatro?<span style="color: #ff0000;"><strong><br />
Formicola</strong></span>: Riproponemmo in televisione quella pièce per dare un po’ di visibilità al teatro anche per il normale fruitore televisivo. Adesso si parla di un canale monotematico sul teatro, su SKY, e sarebbe un’ottima cosa. Il pubblico televisivo solitamente non segue e conosce poco il teatro. Questo perché la grande differenza tra TV e teatro è il pubblico, molto più di nicchia per il secondo. Con questo canale e con le kermesse come quella di stasera, speriamo in un’inversione di tendenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, lo spettacolo. Profondo, che lascia il segno, un segno che non va via. Si parla di nuovi costumi e nuove tendenze, ma tutto condito da battute mai banali e che ti fanno piegare in due dalle risate. L’interazione con il pubblico è stata più che buona, come anche il momento in cui è stata riscritta la favola di Biancaneve, con Gaspare nella parte della morta fanciulla e Zuzzurro nella parte di un principe azzurro un po’ goffo. Alla fine, applausi a scena aperta.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Intervista ad Antonio Stornaiolo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 20:50:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Stornaiolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho incontrato Antonio Stornaiolo poco prima di uno spettacolo, dove era atteso come presentatore. Ho subito avuto una buona impressione, mentre attendevo il mio turno di intervistarlo. Nell’intervista subito precedente, ha toccato molti temi, con molta simpatia, suo marchio di fabbrica dai tempi di Toti &#38; Tata, ma anche con molta classe. Stornaiolo è uno]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho incontrato Antonio Stornaiolo poco prima di uno spettacolo, dove era atteso come presentatore. Ho subito avuto una buona impressione, mentre attendevo il mio turno di intervistarlo. <span id="more-538"></span><a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2010/08/Antonio-Stornaiolo-ed-io.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-540" title="Antonio Stornaiolo ed io" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2010/08/Antonio-Stornaiolo-ed-io-300x225.jpg" alt="" width="251" height="191" /></a>Nell’intervista subito precedente, ha toccato molti temi, con molta simpatia, suo marchio di fabbrica dai tempi di Toti &amp; Tata, ma anche con molta classe. Stornaiolo è uno di quegli artisti a tuttotondo, che si sono cimentati col teatro, il cinema, la televisione, il giornalismo (è iscritto all’albo sin dal 1995) e la scrittura, con una sua casa editrice e molti lavori pubblicati. Dei suoi inizi, ormai impresso nella memoria dei suoi fan c’è appunto Toti e Tata, con Emilio Solfrizzi (e Gennaro Nunziante come autore dei testi). E con Solfrizzi, poi passato a Striscia la Notizia, c’è stata una reunion recentemente, stavolta per un’opera teatrale. E c’è tantissimo altro già solo tra Rai e Mediaset, da Distretto di Polizia, a La Squadra, a Don Matteo, uno dei personaggi più longevi di Terence Hill. E appunto su questo verte la mia intervista, su questi suoi interessi, così vari ma forse, alla fin fine, non molto dissimili tra loro.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_541" class="wp-caption alignright" style="width: 198px"><a href="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2010/08/Stornaiolo-intervista.jpg"><img class="size-medium wp-image-541 " title="Stornaiolo intervista" src="http://www.paolomerenda.it/wp-content/uploads/2010/08/Stornaiolo-intervista-300x225.jpg" alt="" width="188" height="146" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;intervista</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: Per quanto riguarda il giornalismo, lei è pubblicista dal 1995, ma abbraccia la professione del comico. Quale di queste esperienze l&#8217;ha arricchita di più, a cosa è più legato e cosa le piace di più?<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>R</strong></span>: Partiamo con ordine. Sono legato per lo più a Toti &amp; Tata, la tv e il teatro per me vengono dopo. Aver lavorato di fianco a Renzo Arbore (Speciale per me, Raiuno, ndr) mi ha fatto imparare tantissime cose, che mi servono quotidianamente per un miglioramento costante. Ma la cosa che più mi piace fare è scrivere, anche se non credo nel valore della scrittura come fine ultimo e anzi credo che la scrittura vada depotenziata.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>D</strong>: La scrittura, appunto. Spesso è bistrattata, qualche consiglio agli esordienti o a chiunque vi si voglia accostare?<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>R</strong></span>: Scrivere è come fare l’amore, più lo fai e più ti viene voglia. Questo ti porta a farlo meglio, e a non scocciarti mai se veramente c’è la voglia, se è qualcosa che ti piace fare sul serio. Il presupposto è quindi il piacere di farlo. Per scrivere bisogna leggere moltissimo e “copiare” moltissimo, bisogna provare quotidianamente, e dopo molte prove, molte copie di opere che fanno parte della letteratura mondiale, alla fine viene fuori qualcosa di personale, qualcosa di assoluto. Io sono più per la sintesi, non credo che scriverò mai un romanzo, scrivo pensieri brevi, riflessioni. Come per la poesia di Ungaretti, “Soldati”: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Ed ecco raccontata, in sole 9 parole, la paura dei soldati, la paura vissuta in trincea nella prima guerra mondiale. E questa poesia non è stata scritta per “far successo”, che è forse il problema di oggi: molti scrittori puntano alla prima pagina o al bestseller, alla televisione. Se non sei in televisione non sei nessuno, ed è quindi inutile scrivere se non si sfonda. Il primissimo consiglio è quindi scrivere per creare qualcosa di buono, non in vista del successo televisivo o della prima pagina. Kafka non pensava a questo, e ha creato letteratura immortale: se si punta al bestseller si rischia di fare narrativa, e lì sono buoni tutti, non letteratura. Invece, se non ci si pensa, se si scrive per bisogno, o meglio per passione, può venir fuori davvero qualcosa di buono.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">E con questa ultima risposta lo saluto e lo lascio alla preparazione della serata. È stato un bel momento, e mi ha dato spunti su cui riflettere, specialmente rispondendo all’ultima domanda. Spero sia stato lo stesso per voi lettori. Alla prossima.</p>
<div style="text-indent: -200px;"><a title="festa 18 anni" href="http://www.campuscatering.it">festa 18 anni</a></div>
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